venerdì 11 marzo 2011

Festival di Pietrasanta


L'Associazione Culturale Quintessenza organizza l'VIII edizione del concorso canoro a premi "Festival di Pietrasanta"
Di seguito riportiamo il regolamento ufficiale e, alla fine, il link alla scheda tecnica che dovranno compilare i gruppi partecipanti al Festival.

REGOLAMENTO FESTIVAL PIETRASANTA - MAGGIO 2011 SAN GIOVANNI A PIRO

ART.1
Il Concorso ha come fine quello di scoprire e valorizzare nuovi talenti nel campo della musica leggera (Età min.13 anni - max.47).

ART.2
Nel caso in cui la richiesta di esibirsi venga avanzata da una coppia , in deroga a quanto espressamente stabilito al punto uno, è sufficiente che una sola persona tra le due costituenti la coppia, rientri nella fascia di età suddetta.

ART.3
I concorrenti dovranno presentare i brani rigorosamente dal vivo, pena l'esclusione dal concorso.

ART.4
Al Concorso possono partecipare cantanti, cantautori e gruppi musicali che dovranno iscriversi entro il 26 aprile 2011 e inviare agli Organizzatori un CD e la base MIDI contenenti il brano da interpretare. I gruppi vocali dovranno presentare un unico brano;sarà effettuata una selezione qualora il numero degli iscritti sia superiore a 10. Saranno ammessi a partecipare al Concorso un totale di 20 concorrenti.

ART.5
Tutti gli aspiranti cantanti verranno ascoltati e giudicati dai musicisti del festival.

ART.6
I concorrenti selezionati, ricevuto l'invito a partecipare, non potranno ritirarsi dal Concorso salvo cause di forza maggiore.

ART.7
Qualora i partecipanti intendano corredare la loro esibizione con particolari coreografie o immagini video dovranno darne comunicazione agli organizzatori.

ART.8
I partecipanti, durante le loro esibizioni, dovranno assumere atteggiamenti e movenze o usare abbigliamento e acconciature dignitose e non offensive nei confronti del pubblico. Non potranno altresì pronunciare frasi, compiere gesti, utilizzare oggetti o indossare capi di vestiario aventi riferimenti anche indirettamente pubblicitari o promozionali.

ART.9
Le serate saranno presiedute da un’apposita giuria, la quale avrà un Presidente scelto dall’Organizzazione. Se per causa di forza maggiore la costituzione o il funzionamento della Giuria non potesse regolarmente avvenire, l’Organizzazione potrà determinare insindacabilmente la graduatoria finale.

ART.10
E’ facoltà dell’Organizzazione di abbinare al Concorso e/o alla diffusione televisiva e/o radiofonica dello stesso una o più iniziative a carattere promo – pubblicitario, tra cui, a titolo esemplificativo ma non tassativo: operazione di Patrocinio, sponsorizzazione, senza che alcuno dei concorrenti abbia nulla da obiettare.

ART.11
E’ facoltà degli organizzatori di registrare e/o riprendere e/o far registrare e/o far riprendere e diffondere da terzi una o più fasi del Concorso sia a livello televisivo che audio visivo o fotografico. Ciascun concorrente autorizza, con l’adesione, tali registrazioni e tali riprese concedendo lo sfruttamento dei suoi diritti all’immagine connessi alla sua pubblica esibizione ed alla sua presenza al Concorso anche ai fini di eventuali operazioni di carattere promo – pubblicitario, senza alcuna limitazione di tempo e di spazio e senza avere nulla a pretendere sia dall’Organizzazione che dalle emittenti pubbliche o private, data la natura promozionale della sua figura artistica di dette utilizzazioni.

ART.12
L’Organizzazione si riserva, in caso di inadempienza anche di una sola delle disposizioni contenute nel presente Regolamento, il potere di escludere in qualsiasi momento dal Concorso, l’inadempiente.

ART.13
L’Organizzazione si riserva di adottare in qualsiasi momento provvedimenti integrativi o modificativi del presente regolamento aventi carattere organizzativo e funzionale purché non ne alterino sostanzialmente il contenuto. Modifiche e alterazioni del presente regolamento potranno essere adottate dagli Organizzatori a tutela e salvaguardia del livello artistico del Concorso.
ART.14
Il partecipante, iscrivendosi, garantisce l’Organizzazione e solleva quest’ultima da ogni responsabilità, garantendo di non violare con la sua esibizione i diritti di terzi.

ART.15
Il primo concorrente a doversi esibire verrà determinato da un sorteggio, mentre la conseguente scaletta della serata sarà predisposta a cura dell’Organizzazione.
ART.16
La competizione canora prevede la premiazione dei primi tre classificati nella categoria gruppi e in quella dei solisti. Ai primi classificati di ognuna delle due categorie verranno assegnati € 500,00, ai secondi classificati € 300,00, ai terzi classificati € 200,00. La quota di iscrizione al concorso è di € 10,00 per i solisti e € 20,00 per i gruppi musicali.

Scaricabile qui la scheda tecnica per l'iscrizione dei gruppi

mercoledì 9 marzo 2011

TESTAMENTO DI CARNEVALE 2011

Testamento di carnevale 2011

Son passati molti anni

tra dolori,gioie e affanni,

e in quest’ultimo momento

voglio fare testamento!

Non temete non son pazzo,

il mio viso è paonazzo,

tutta colpa di quel vino

che sorseggio di mattino!

Non è vero testamento

questo estremo mio memento,

ma la prova del mio affetto

che mi sgorga qui dal petto!

Perciò l’atto che presento

vi delinea il mio tormento,

son scemate le sostanze

da riempir tutte le “panze”!

Non avendo lo scrivano

poca cosa va a Giordano,

ma il raccolto fatto al monte

va all’amico Florimonte.

Poi li nomino baroni

delle giuste opinioni,

che hanno espresso sul mio conto

senza lode e senza sconto!

Or mi tolgo gli stivali

e vi sento tutti uguali,

ve lo dico sotto il melo

sto abbracciando anche Carmelo!

al mio vecchio vigilante

che ne ha viste proprio tante,

io regalo una fondina

per la vecchia carabina,

da donare per giustizia

al collega suo Malizia,

come sempre delegato

al verbale contestato.

Una bici col cestino

la devolvo al mio postino,

per portare senza fretta

anche l’ultima bolletta

e alla sua Direttrice

vanno timbro e spillatrice

e un ufficio più capiente

coi divani per la gente.

Non sopporto più le spese

per gli specchi qui in paese,

che riflettono le donne

tutte quante in minigonne,

e pur anche la mia bella

or si affida alla novella:

“Specchio,specchio delle mie brame

Carnevale è il più vecchio del reame?”.

Un cristallo assai perfetto

lascio a Raf l’architetto,

perché veda ogni via

da Paccuma al Bulgheria.

Lascio al Cuccio pensionato

un “traìno” taroccato,

perché vada più veloce

e per lui non sia una croce,

nel trasporto quotidiano

sol di paglia e poco grano,

e una pietra artigianale

di quel muro a lui fatale.

A don Pietro i paramenti

senza troppi complimenti,

per le visite ufficiali

nei paesi tropicali.

Per la grande simpatia,

lascio un libro in sacrestia,

a quel Franco deputato

ai segreti del passato.

Se lo legga poi con calma

sol così avrà la palma,

di quel premio tanto ambito

ritirato già al Tornito.

Altro encomio letterario

da devolvere all’erario,

ad Aniello gran devoto

che per questo fece voto,

di trascrivere in latino

delle rime un bel quartino,

in quel luogo amato e cheto

ch’è nomato Ceraseto.

A Pasquale Manganella

lascio in dote la Cappella,

ed un marmo assai pregiato

e per niente levigato,

per aprirla un chiavistello

intarsiato come quello,

che conserva l’Ombrellino

per aprire il mio fortino,

ove trova un patrimonio

di monete vecchio conio,

da spartir con molta fretta

col cugino suo Panzetta!

Ed in tutta questa festa

quel capretto senza testa,

vada pure dirimpetto

a Zio Peppe con rispetto.

Mentre al caro Federico

un veliero bello e antico,

per salpar da Maratea

quando c’è bassa marea.

Per onor del vicinato

stimo un altro pensionato,

quel mio amico segretario

che si gode la mia sdraio,

ed è sempre intenzionato

di servire ancor lo Stato,

con assidue presenze

ed alterne consulenze.

Un invito assai cortese

alla gente del paese,

non scrivete più ricorsi

ma attenetevi ai discorsi,

di chi vuole pace eterna,

amicizia assai fraterna,

e sedare ogni conflitto

da chi sempre è stato afflitto,

dalle beghe paesane,

che per me sono lontane,

perciò vedo già in futuro

un domani più sicuro.

Lascio a Bosco il tricolore

e festeggi con ardore,

l’unità fin qui raggiunta

e dal popolo poi assunta,

ad orgoglio nazionale

e non certo federale,

e per questo va difesa

sia l’oltraggio che l’offesa.

A Giancarlo già si sa

lascio acqua in quantità,

e siccome poi è scolaro

di consigli non è avaro,

per Enzino suo collega

che sorride e se ne frega,

della scuola appena aperta

che di sera lui diserta.

Alla cara Ditta-Fuoco

un braciere sol per poco,

che riscaldi fino a sera

la sua casa per intera.

Tutto il bosco del Furleo

ed in parte il Vruuleo,

vanno a Cita ed al Lanzuto

come ultimo saluto.

A Settimio l’assessore

lascio un piccolo trattore

per ararmi un po’ il vigneto

proprio sopra Marcaneto.

Alla ditta degli Stò

un palazzo con gli oblò

per scrutare Cicerone

da Boviezzo allo Scurone.

Come sempre vado fiero

di quel Pietro il Balisiero

perché lui resta il decano

della legna fatta a mano!.

A Genesio una vespetta,

senza ruote né trombetta,

da aggiustare a martellate

giusto in tempo per l’estate.

A Pasquale Sorrentino

va il guinzaglio con l’uncino

perché Sheela è in ogni dove

anche quando fuori piove.

Ai podisti del paese

pago io tutte le spese:

ho gli assegni belli e pronti,

offrirò la Mare e Monti!.

Per Nicola c’è in omaggio

sia lo squillo che il messaggio

per mandar la buonanotte

sotto sotto mezzanotte!.

Alla squadra del Tornito

lascio il Palio tanto ambito,

e il trofeo che fu del Ponte

va al mio amico Florimonte.

Lascio a Luca De Martino

bicicletta e volantino

col percorso alternativo

per il nuovo tour estivo.

All’amata Quintessenza

vanno i libri in eccedenza

e una sede ammobiliata

variopinta e riscaldata.

Per la muffa in biblioteca,

che anche Pellico depreca,

urge un nuovo preparato

di ammoniaca e solfato

da spruzzare a più riprese

quasi sempre a fine mese,

con l’esborso senza appiglio

della Giunta e del Consiglio.

Per la Pyros redazione

or c’è già una soluzione:

ho qui pronto uno scrivano,

proveniente da Rofrano,

porterà con sé uno spillo

da donare al Russolillo,

con lo stemma ben impresso

di Repubblica e L’Espresso!.

A Luigi di Grancascia,

che mi affila spesso l’ascia,

un furgone più moderno

col motore sempr’eterno!.

Il mio antico appendi chiavi,

tramandatomi dagli avi,

lascio a Mario in sartoria

col ditale per Maria.

Alla Pergola son stato

per il pranzo già pagato,

da Mimì,il vecchio Sciuscio,

che dimora spesso all’uscio,

a cui lascio un gran paniere,

da portare al panettiere,

per i soliti biscotti

zuccherati e poi ben cotti.

Trasgredendo ogni norma

la mia spesa va alla Sorma,

a cui vanno senza sconti

anche i polli belli e pronti!.

Lascio l’olio saporito

ad Orlando con l’invito,

di riempirne una “tiella”

per Gerardo di Dianella.

Lascio a Fuego il mio cappotto,

rattoppato dov’è rotto,

e lo esponga poi in vetrina

anche solo di mattina.

La palestra abbandonata

ora andrebbe inaugurata

quindi cedo le spalliere

con i pesi e il bilanciere!

Cedo anche il mio campetto,

per il tennis e il calcetto,

al mio amico Presidente

che ci gioca di frequente.

Al neonato SGAP tiggì

una sede a Martigny

per dar voce agli emigrati

che saranno sempre grati.

Lascio a Nello Costantini

sigarette ed accendini

coi ricambi in magazzino

per la Lancia ed il Pandino.

Melanzane e ricottina

io le lascio a Serafina

per sfamare quei clienti

della pizza un po’impazienti.

Mentre al Covo degli Zanza

do in affitto un’altra stanza

con moderni aeratori

per gli eterni fumatori.

Lascio a Tullio e a Benedetto

del mio Napoli un biglietto

e li segua anche Peppo

nel San Paolo pieno zeppo!

Lascio a Leo l’artigiano

le scarpette di Gargano

e gli monti quei bulloni

per segnar le punizioni!

Non reggendo le emozioni

già mi bagno i pantaloni

con le righe un dì perfette

del lontan quarantasette!

E’ da allora che ho testato

ed a tutti ho dispensato

quanto avevo del mio avere

per bontà e per piacere.

Perciò adesso state buoni,

sento intorno solo suoni

inumate ormai i miei resti

con accenti assai modesti.

Non discorsi o predicozzi,

siate seri e mai più rozzi,

se ogni scherzo sempre vale

vi saluta Carnevale!

Dallo studio notarile

San Giovanni a Piro

Lì,8/3/2011.

martedì 8 febbraio 2011

Senti chi parla ...


La provincia di Bolzano ha recentemente annunciato che non parteciperà a nessun evento per la celebrazione dei 150 anni dell'Unità d'Italia. Luis Durnwalder, presidente della giunta provinciale altoatesina, nel confermare che la Provincia Autonoma di Bolzano non sarà presente a nessun festeggiamento ufficiale a Roma, ha dichiarato:"Noi ci sentiamo una minoranza austriaca e non siamo stati noi a scegliere di far parte dell’Italia. Anche per questo motivo non abbiamo grande interesse di parteciparvi".
E' decisamente sorprendente pensare quanto questi italo-austriaci (fortunatamente non tutti) siano scarsi in materia storica: se ora fanno parte dello Stato Italiano è perchè, purtroppo, si tratta di un'"eredità" di una I Guerra Mondiale "regolare" con tanto di dichiarazione.
Senza voler esaltare ideali neoborbonici, è doveroso ricordare che la situazione del Sud Tirol è estremamente differente a quella del Regno delle Due Sicilie, che 150 anni fa è stato occupato senza alcuna dichiarazione di guerra.
I "terùn" si sono trovati di fronte a una vera e propria invasione, con conseguente massacro civile ed economico e la distruzione di ogni tipologia di realtà industriale che stava cominciando a emergere e, dulcis in fundo, l'enorme debito pubblico Sabaudo affibbiato anche ai meridionali.
Gli altoatesini, una volta persa la guerra, sono passati dalla situazione di terroni austriaci a cittadini italiani quasi privilegiati grazie allo Statuto di Autonomia del 1972.
Proprio per questo motivo, sarebbe opportuno che il signor Durnwalder scenda in strada e ascolti gli umori dei suoi conterranei: un altoatesino su quattro è di madrelingua italiana (addirittura 3 su 4 nel comune di Bolzano) e di "tornare" in Austria non ne vuole neanche sapere.
Anche la parte tedesca è ben felice di rimanere in Italia: tornare a essere i terroni di Vienna significherebbe perdere numerosi benefici di tipo economico.
Sarebbe saggio e opportuno un passo indietro da parte del presidente del Südtiroler Bauernbund, non solo per una questione di "stile", ma anche per cercare di dimostrare una buona volta di amare la nostra Nazione e non sentirci italiani solo quando vince la Nazionale.

Antonello Giannattasio

venerdì 28 gennaio 2011

L'eliminazione delle amenità


Non molto tempo fa, durante una puntata del programma televisivo di Raitre “Ballarò”, è stata ospite il Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini e durante uno dei suoi (in)felici interventi ha dichiarato: «Piuttosto di tanti corsi inutili in Scienze delle Comunicazioni o in altre amenità servono profili tecnici competenti che incontrino l’interesse del mercato del lavoro» suscitando un certo malumore tra i laureati e i laureandi in Scienze della Comunicazione, e non comunicazioni come affermato dal ministro.

A questo punto, bisogna capire quali siano queste altre amenità. Presto detto: l’agenzia che valuta gli atenei e che decide sugli stanziamenti alla ricerca ha incluso solo scienziati e università settentrionali nei criteri di valutazione, provocando le proteste accese di umanisti e docenti del Mezzogiorno.

Non sono mancati commenti fuori luogo da persone non proprio vicine al governo: uno su tutti, Piergiorgio Odifreddi, che, con la sua spocchia tipicamente scientista, non ha perso l’occasione di riproporre, in versione virtuale sul suo blog, la solita e noiosa disputa tra umanisti, che ritengono le scienze esatte troppo “manualistiche” e scienziati, che definiscono le materie umanistiche, appunto, sciocchezze e amenità.

E’ quantomeno ridicolo parlare di lobby umanista, quando proprio le materie scientifiche, dati alla mano, sono quelle ritenute più blasonate e il poveretto che si iscrive a lettere o a scienze storiche è visto come un perdigiorno che non ha voglia di studiare. Un consiglio al signor Odifreddi: non si avventuri in discorsi del genere quando lo “sfaticato” di turno starà preparando una sciocchezza d’esame come “Storia medievale”, potrebbe diventare violento.

Il matematico originario di Cuneo non è nuovo alle spiacevoli uscite: non tantissimo tempo fa aveva stroncato “La montagna incantata” di Thomas Mann , definendo il celebre scrittore tedesco “logorroico”.

Snobbando la letteratura, l’arte e la storia, si sta confermando, in maniera sempre più decisiva, un processo di involuzione culturale. Conseguenza più che sensata nell’(ex)Belpaese, ora terra di postriboli (quelli veri) tristemente giustificati da una grandissima parte di abitanti lobotomizzati.

Antonello Giannattasio

martedì 25 gennaio 2011

Invito alla poesia.

Interessante la poesia di questo artista cilentano, il quale racconta una realtà non esclusivamente associabile al momento delle festività, pasquali e non. Spesso abbiamo ormai la sensazione di aver perso quella calda atmosfera che precede e accompagna un momento celebrativo, inteso non solo come avvenimento religioso ma anche e soprattutto come specchio sociale. L'identità è la matrice fondamentale di un popolo e senza questa si rischia di naufragare nel piatto mare dell'omologazione. La festa era un motivo di ritrovo comune e gioioso di piccole realtà contadine che vedevano in semplici dolci ornati da uova bollite un pasto d'eccezione, da preparare esclusivamente per le grandi occasioni. Vivere delle risorse esistenti in paese non significava necessariamente vivere di un contentino, anzi, la semplicità quotidiana veniva sublimata per essere concorde al clima festivo. Col passare del tempo e con l'avvento del progresso, l'attaccamento alla propria terra e alle proprie tradizioni non è da ritenersi un atteggiamento anacronistico, bensì una virtuosa espressione del proprio bagaglio culturale.

                                                                                          Rachele Sorrentino.
                                                                                                                                                                                                                           

L'ADDORI RE' LA PASCA
Songo tant'anni,
ca' nun se sente cchiù
l'addori re la Pasca.
Mo la ggente
se vace a fari la crociera.
Pe' li paisi sotici
se ne vano a jre,
pi po' mannà
li cartoline a li paisani
pe' affà vedè
ca' pure loro
songo stati all'estero.
‘Ntiempi re ‘na vota,
quanno se patìa la fammi,
se faciano li vicci
cu' l'ova vuddute ‘ngoppi,
‘mbastati cu la farina re raurinio.
Li ricchi faciano la pastiera,
re grani oppure re risi,
cu' lu mmeli accuovoto
ra li vicini re la casa
e la menesta cu' li foglie
truvate ‘nzimm'à lu bosco
ca' circunnava lu pajese.
Chesti tradizioni
mo' l'hanno lassate
propete tutti quanti:
mo' fanno primma:
vanno a lu risturanti.

Catello Nastro.